La Corte della Maddalena

La corte della Maddalena, un luogo dove è possibile ascoltare e conoscere le storie d’Appennino, oppure ascoltare il silenzio di un nido di pietra a malapena interrotto dal cinguettio dei pettirossi, da dove è possibile partire per un trekking nel cuore del bosco o su verso la montagna oppure là dove nasce il grande fiume o dove è nascosta l’antica miniera d’argento. Un luogo dove è possibile concentrarsi e scrivere, oppure lavorare insieme per amalgamare un gruppo.

 

Un luogo romantico, pensato per coccolare una storia d’amore e un luogo dove una famigliola può stare tutta insieme. Un luogo dove è possibile ritrovare le energie e svegliarsi con il crinale dei monti che fa capolino dal tetto.

La Corte della Maddalena è l’ultima rimasta delle antiche corti che un tempo abitavano il paese di Busana, un piccolo villaggio dell’alta valle del fiume Secchia, nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.

 

Il nome originario della Corte era Ca’ ed Gaitan, Gaetano Canedoli, che di Busana era esattore delle tasse nei primi anni del milleottocento, e fu colui che costruì la casa nel cuore del vecchio borgo e giusto dirimpetto alla Caserma dei Dragoni del Duca di Modena.

 

Una casa che la famiglia Canedoli, di discrete possibilità economiche, dotò di ambienti dedicati al lavoro, agli animali, alla cura delle castagne come il vecchio seccatoio che ancora profumava di legno bruciato quando iniziarono i lavori di ristrutturazione.

 

Una casa che era piena di attrezzi di campagna e per il taglio del bosco e che nascondeva anche piccoli segreti, come la scritta inneggiante al grande Bartali, tracciata con un carboncino in un sasso del muro.

 

Una casa che Vincenzo e Rosi hanno acquistato anni fa per via di un sogno nel cassetto che è stato covato e poi, piano piano, realizzato: fare di una dimora storica d’Appennino un luogo dedicato all’ospitalità. Ma un’ospitalità speciale, di quelle che aspirano a diventare emozione, momento di quiete, tuffo nella storia e nella natura e che lasciano la voglia di tornare.

 

Per tutte queste ragioni la Corte della Maddalena nasce e cresce sotto le mani di maestranze esperte nella lavorazione della pietra, che riemerge dal passato come se ad affondare lo scalpello e a posizionare i blocchi fossero gli antichi “picchiarini” della terra d’Appennino.

 

La Corte della Maddalena sposa la sua pietra con il legno, legno massello, quando si può antico castagno o quercia e poi ferro, battuto a mano come una volta nelle scale della casa o nei comodi letti delle camere.

 

Una Corte che ha preso il nome dalla Maddalena venerata sul Monte Ventasso, il rilievo sacro che sovrasta e protegge il villaggio.

 

Un nome che nasconde una storia antichissima, perduta nei culti e nei miti agresti della montagna.